( numero sette )

bonóra al marcà e tardi ala guera

martedì, 17 marzo 2009

THE END

L'ora di chiudere qua è passata da un pezzo.
Quindi via, poche ciance.
E' stato bello, grazie a tutti.

Non so se sia già arrivata l'ora di riaprire, ma ci proviamo.
Se volete mi trovate sul nuovo blog.
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lunedì, 30 giugno 2008

Tana per me

Eh no cazzo, anche giugno no.

Puff puff pant pant.
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martedì, 15 aprile 2008

Io sapevo

Io sapevo.
Io sapevo i nomi dei personaggi comici autori di quello che oggi viene chiamato "trionfo".
Lo sapevo guardando i nomi del gruppo che stava al vertice, alquanto operettisticamente.
Io sapevo. Non avevo bisogno di prove. Non avevo nemmeno letto i sondaggi.
Tutto ciò fa parte di questo paese e dell'istinto del mio essere italiano.

Quello che non sapevo era che pagare il bollo a inizio anno era sommare la beffa al danno.
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sabato, 23 febbraio 2008

Ritorno al futuro

Questa sera il leader del Popolo della Libertà, candidato premier alle imminenti elezioni politiche, ha rivelato la seguente carta vincente del suo programma di governo: la digitalizzazione e l'informatizzazione della pubblica amministrazione. "Pensate, ha paradigmaticamente sintetizzato, che scrivere una lettera cartacea richiede 45 minuti e, con l'invio per posta, arriva a costare all'azienda Stato 29 euro, mentre la e-mail consente un grande risparmio di tempo e denaro".
Un argomento a cui va riconosciuto almeno un pregio: quello di raggiungere, oggi, ogni fascia di destinatari, giovani e anziani, per vie diverse ma conducendoli finalmente uniti alla medesima conclusione, cioè "eh?".
.
La mia ipotesi è che, vuoi un po' di trambusto nell'epocale passaggio da Forza Italia a PdL, vuoi una scarsa digitalizzazione e informatizzazione nell'entourage del candidato, questa gliel'avevano scritta per il '94 e si son sbagliati.
Peccato però.
Anche perché quando ha detto e-mail era tutto contento. Compiaciuto come quando dice giuoco. O imprenditori di se stessi. Un po' la sua ultima invenzione insomma, questa e-mail.
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venerdì, 15 febbraio 2008

Il mio DNA

Sti test. Sempre leader o director o chief ti dicono, mai che diano definizioni come "simpatico scalzacane", "bellimbusto di compagnia", "briccone da osteria" o "grazioso tirapiedi". Tra l'altro risulta che sono un esteta ma di stile non capisco una mazza e che sono ermafrodito. In compenso sono molto qualsiasi cosa.

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giovedì, 14 febbraio 2008

Titolo

Sono un po' stanco, ma devo scrivere qualcosa altrimenti poi dopo passa tutto febbraio e qua mi rimane un buco nell'archivio. Un domani metti che mi viene la finanza a casa non ho neanche una pezza giustificativa. Pezza giustificativa è molto bello, secondo me. Cosa vuoi di più dalla vita? Una bella pezza giustificativa. Cosa facciamo in fondo al salotto? Non so, pensavo di metterci una pezza giustificativa. Oggigiorno non si fanno abbastanza pezze giustificative, se volete la mia opinione.

Comunque. Vorrei fare centomila cose, o anche due o tre solo, ma sto facendo tardi per lavoro, dico sempre che allora basta organizzarsi, dalle 7 alle 8 faccio questo, dopo mi avanza tempo fino alle 10 faccio quello, poi mi resta mezzora faccio quell'altro, tec tec tec, bon dai, fatta, convinto. Infatti. Mai successo. Tutti i piani sfasciati in fase 1, ogni volta.
Non so, vogliamo parlare di lavoro? O vi annoia? Se vi annoia, lasciamo stare.
No sennò parliamo della morosa che mi dà i pensieri. La mia ragazza questa settimana è a Milano per lavoro, torna venerdì. Non mi risponde, mi chiama tardi, dice che prima mangia, beve l'aperitivo col suo ex ragazzo e sta via le ore, c'ha mal di testa, il sushi che si raffredda. Io per me mi va bene, basta che a una qualche ora mi dice che sta bene. Invece a lei non va bene, non le piace per niente il suo andazzo, il perché che io non sono geloso, vuole sapere. Ah non lo so. Ah io sarei gelosissima, ah io ti romperei i coglioni a tutto spiano, ah ma sarò fatta male io, anzi no, tu, e mi meraviglio proprio. Ah io non ci riesco proprio a fare come fai te, che sei razionale, io invece dentro di me mi incazzo. E bisogna fermarla, sennò va ancora avanti ore. Ma di cosa vai cianciando che sono le 10 ho finito adesso di lavorare l'ultima persona che ho visto sei te quattro giorni fa. Ma io non so. Voi se siete di Milano che incrociate una qualsiasi ragazza bionda striata nera con gli occhi sul verdino grigiato, voi per sicurezza ditele che si dia una regolata, poi se non è lei, una regolata non ha mai fatto male a nessuno. Anzi, rimandatemela indietro, che non le conferisce, l'aria di Milano.

E parlare un po' di arte? Volentieri. Diamo un'aria più sostenuta a questo post abbastanza così. La settimana scorsa siamo andati a Brescia, la suddetta e io, a vedere la mostra America. L'arte americana della seconda metà dell'Ottocento si divide in tre affascinanti periodi: quello delle praterie con le montagne col fiume e le cascate, quello delle praterie con le montagne col fiume le cascate e le vacche davanti, quello delle praterie con le montagne col fiume le cascate le vacche davanti e un pastore dietro. Ciò sta a rappresentare l'incontro della natura selvaggia con l'uomo e i risultati di 1, X e 2.
Uno dei protagonisti della cultura americana del periodo è stato poi Buffalo Bill, fine pensatore di bisonti, cui la mostra dedica una delicata retrospettiva sulla vita e le opere principali, tra le quali ricordiamo una giacca rosa orribile e coi fronzoli e un paio di carabattole tarocche del capo indiano Bistecca di soia.
Brescia pensavo brutta, invece
il centro non mi è dispiaciuto. I giovani di Brescia però brutti, ma brutti. E poi pioveva e non pioveva, non si capiva, faceva venire gli urti. A quel punti lì, piovi, dico io.


p.s. buon san valentino a tutti i fioristi e agli omini delle consegne.
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lunedì, 28 gennaio 2008

Ma per niente proprio

Un'altra grande legge della vita che tutti conosciamo è quella che se cerchi lavoro non ti cagherà nessuno per mesi, poi appena firmi un pezzo di carta tutte le ragazze ti vogliono saltare addosso.

Forse ho fatto confusione.

Comunque, appena adesso ho ricevuto una telefonata ("ciao zoc, ti ricordi che hai sostenuto un colloquio da noi un anno e mezzo fa?" Eccomeno! Un ricordo indelebile, aspettavo proprio una chiamata uno di questi giorni... mi pare però di poter azzardare che alla fine non mi avete preso. "No ma vabbé, ma era per una posizione che tu eri troppo qualificato" ahahah, ma vaffanculo) per un posto in un bel posto. Io ho detto che lavoro già in un altro posto, ma lei dice che allora mi richiama stasera, per via dei segreti, ssst.

Ecco, queste cose qui io non sono bravo per niente.

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venerdì, 25 gennaio 2008

50e50 uguale 100

Oggi mi sono alzato alle 5 per andare a Bergamo da un cliente, col mio capo. Posso testimoniarvi che alle 5 il mondo c'è già, lo hanno già caricato. Io credevo che fino alle 7 fosse tutto in manutenzione, ma perché non avevo mai provato a collegarmi prima.

Insomma, accecato dalla vita, lascio indietro figure mitologiche tipo i netturbini e mi trascino fino a un autogrill. Beviamo il caffé. Poi, mentre paga, il capo mi chiede "partecipi a un gratta e vinci?". Ora, io non ho mai comprato un gratta e vinci in vita mia. Non saprei il motivo. Perché sono uno snob di merda, forse. Però perdio se c'è una cosa che ho capito della vita è questa: se un giorno ti alzi alle 5 per andare a Bergamo, e dico Bergamo, col tuo capo e mentre sei là, tutto frollato, lui ti chiede "fai 50e50 del grattaevinci?" e tu putacaso gli dici di no, puoi stare sicuro che lui vincerà 20.000 euro e tu resterai là a constatare, non subito, facciamo qualche ora dopo, magari mentre mangi un capri alla stazione di servizio Brembola Ovest, che la vita è proprio ironica, ma di un'ironia un po' del cazzo.

Per questo gli ho detto sì. Per questo s'è vinto duecento euri.

Morale della favola 1: quando vi alzate alle 5 per andare a Bergamo, voi dite sempre sì a tutto, anche a valsoia.

Morale della favola 2: Hanno ammazzato Pavlov, Pavlov è vivo. Quando vi alzate alle 5, anche se col buongiorno vi danno 100 euro, voi lo stesso fino a mezzogiorno serbate della mattinata un ricordo molto spiacevole e di fronte all'idea della sveglia vomitate. Sarò io forse, che per ore e ore sto rintronato e non capisco una mazza (e anche adesso per me questo è come un aneddoto del '93 o '94), ma comunque sotto sotto rimango convinto che non ne valeva mica la pena. Pavlov in questo caso cosa direbbe? Di provare con trecento forse.

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giovedì, 24 gennaio 2008

Senato, ore 18

A tenere banco è sempre la grande incertezza. Drammatica la crisi di coscienza che attanaglia il senatore Fisichella, eletto tra le file di AN, passato nel corso della legislatura alla Margherita, contato tra i sostenitori del governo nella votazione di oggi, poi pronosticato contrario e ora dato tra gli astenuti.

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giovedì, 24 gennaio 2008

Senato, ore 17



Il senatore dell'Udeur, Cusumano, apprende di essere un senatore dell'Udeur.
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giovedì, 24 gennaio 2008

Senato, ore 19.30

Il senatore a vita Giulio Andreotti, atteso per la votazione, a sorpresa non si presenta a Palazzo Madama.

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lunedì, 21 gennaio 2008

Consiglio per l'esilio - 1. Francia


"Je suis pas alarmé, l’eau de la mere c’est vin brulé
Dans a la merde se rouler – on va a la droit
Je
suis français!"
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giovedì, 17 gennaio 2008

Memoria di me puttana triste

you'll look like a photograph of yourself
taken from far far away
and I won't know what to do
and I won't know what to say
except fuck you
I see you and I'm so perplexed
what was I thinking
what will I think of next

(Ani DiFranco, Untouchable Face)


La mia giornata cominciava così. Mettevo in ordine delle notizie, le belle da una parte, le brutte da un’altra, le vere sotto, nascoste, le false sopra. Poi arrivava il mio capo. Dopo arrivavano i capi del mio capo. Ultimi arrivavano i comunicati, temibili e temuti. Dall'iperuranio arrivavano.
Cambiavo i testi, se necessario li traducevo dall’aziendale all’italiano, o dall’inglese iperuranico all’aziendale. Magari era un nuovo prodotto. Magari un bell’evento mondano.
Poi si chiamavano i giornali, io a tappeto, il mio capo invece solo il ristretto, selezionato, solito, caro, fedele giro di grandissime mignotte.

Oppure succedeva qualcosa, venivamo chiamati per qualche casino. Allora prima della fase standard si provvedeva a tamponare subito tutto con doppi giri di parole. Nei casi peggiori, il mio capo prendeva tempo con minacce di azione legale barra sospensione dei finanziamenti barra pestaggio da parte di tecnici autorizzati e qualificati.
Dopodiché si applicava la procedura standard.

'A voj sape' la procedura?
Dire a comitato e consumatori che il prodotto magari non fa bene, ma neanche è provato che fa male. Sentire sindaco, dire che le robe non fanno niente, noi facciamo bene, lui fa bene, i comitati fanno così così. Sentire giornalista, dire che noi facciamo bene, comitato fa male, amministrazione così così. Risentire amministrazione dire che noi abbiamo fatto bene, ma i giornali male, ci sa.

Alla fine sentire capo del capo dire che lui benissimo, complimenti, noi anche bene dai, commentare che giornali, eh, così così, analizzare che amministrazione male, lamentare che comitati malissimo, sempre peggio, confidare che, però, pure il capo del capo del capo poteva fare meglio.

Mi ricordo riunioni farlocche, passate a giocare al bingo delle cazzate (trovato a suo tempo da soledad), dalle quali il mio responsabile usciva sempre senza aver detto nulla di rilevante ma con quella faccia di segreta soddisfazione, di compiacimento stupito e purtroppo mai del tutto comunicabile, come di chi ha fatto la cacca perfetta*.

Delle volte penso: ma io, anche queste cose qui che ho fatto. E pure altre, nella vita, che è lunga a tirarvele fuori adesso. Per fortuna che non ho fatto molto male a nessuno e a un certo punto mi sono accorto da solo, ma insomma, potendo, mi sputerei in bocca lo stesso. E accorgersi prima? dico io.

Senza moralismi, ma è stato tutto tempo buttato via.

Delle volte mi guardo indietro, mi vedo piccolo piccolo, scemo scemo.
Mi viene paura che anche oggi, in fondo, sia solo qualche mese di vantaggio su un me (che per brevità chiameremo) Migliore, destinato ad arrivare per sempre in ritardo, a constatare puttanate.


* Siccome qua a volte passa anche gente di classe, mi scuso se il mio parlar v'è duro. Per amor di chiarezza, la cacca perfetta è tale quando esce: a) subito, b) in un colpo solo, c) senza sporcare.

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Domanda veloce

Scusate, ma il tfr dove me lo devo mettere secondo voi?

Non siate volgari eh, non facciamoci riconoscere sempre. Lo piglio? Lo lascio a maggese?

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martedì, 18 dicembre 2007

La protesta del martedì

E' ora di finirla con questi immigrati nucleari che ci portano le malattie nel governo.
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lunedì, 17 dicembre 2007

Natale qua, Pasqua chi lo sa

Trattative per il contratto.
Risultato primo tempo: ospiti sotto di 3-400 euro. La squadra di casa, accademica e cincischiona, ha spadroneggiato per larghi tratti dell'incontro, non riuscendo però a chiudere la partita e terminando addirittura in difesa.
Terreno di gioco in pessime condizioni, non si è riusciti a sgomberare il campo dalle parole Apprendistato e Step piovute copiose in settimana. Divario tecnico evidente, puntiamo ad accorciare le distanze, pareggio difficile, vittoria fuori portata.
Segui la diretta.

Secondo tempo. Buon recupero degli ospiti, partiti in contropiede veloce. Avversari distratti. Le distanze però si allungano di nuovo quando il commercialista (di cui, guarda caso, i padroni di casa hanno il numero di telefono e gli ospiti no) fischia un rigore inesistente. Vibranti proteste, due espulsi. Risultato finale: una merda, che nel giro di qualche tempo passa a merdina, già stabilito, nero su bianco. Si attende con curiosità la moviola, per rivedere alcuni episodi dubbi, l'estensione dei concetti di lordo e netto e la portata definitiva della merda.

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mercoledì, 05 dicembre 2007

L'enciclica del mercoledì

Got bendiga wordreference ora et toujours.

Amen.

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sabato, 24 novembre 2007

Crisi delle vocazioni

Ho trovato un .doc che ci ho scritto questa cosa, ma non so più dove volevo andare a parare.

Da bambino mi ricordo mangiavo di corsa e poi mi mettevo a fare subito i compiti. Mi ci voleva un'ora al massimo, poi ero libero. Andavo giù in cortile, facevo un giro sotto gli altri condomini a cercare qualcuno. Ero sempre il primo, mi toccava andare a chiamarli, gli amici, fargli i compiti, a volte. Le mamme, alcune mi guardavano male, ma non ce li ha i genitori questo qui, avranno pensato, altre no, bastava che non facevamo casino il pomeriggio presto. Ma per me tutto il tempo passato dentro casa, a guardare la televisione, i cartoni animati, a giocare coi lego, era tempo perso, buttato via. Quelli erano i ripieghi, per quando pioveva o, a detta di altri, faceva troppo freddo/caldo o era troppo tardi/presto per andare fuori.
Avevo questa cosa, questa specie di vocazione, di richiamo a stare in compagnia, a cercare gli altri bambini, ma, più che altro, a non rimanere mai da solo o fermo.
Se stavo da solo mi annoiavo. Se stavo fermo mi annoiavo. Se stavo da solo e fermo quasi sicuramente stavo dormendo.
Poi dopo, crescendo, mi è rimasta questa chiamata, divenuta col tempo, da istinto che era, più una tentazione, ma ugualmente irresistibile, a smettere qualsiasi cosa per ciondolare in compagnia. Ogni scusa era buona per convergere verso qualcuno. Se stavo fermo pensavo che ero scomodo. Se stavo da solo pensavo che ero triste. Se stavo da solo e fermo pensavo a qualcuna con cui volevo stare, allegro e a mio agio.
Adesso sono un po' di anni che, non so come mai, questa cosa mi è passata.
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domenica, 18 novembre 2007

Il lunedì del Corriere

Domani è lunedì. Un giorno un po' triste, lo sappiamo, difficile da affrontare. Però io da un po' di tempo ho trovato un modo per tirarmi un po' su, già mentre bevo il caffè. Apro il Corriere e vado in cerca degli esilaranti boxini di Lina Sotis e Beppe Severgnini. Con i loro ilari calembour, i sottili doppisensi, i riferimenti sagaci, magari d'alta società, le battute appena un filo scontate ma sempre molto garbate e gustosissime. In uno spazio loro dedicato, ogni giorno, ché non ne vada perduta neanche una stilla di questa quintessenza di elegante understatement. Io leggo avido, già proiettato in un brioso salotto di ironia e divertissement, poi poggio la pipa, fermo il grammofono, porto la mano a coprirmi la bocca o arricciarmi gioviale il baffo manubrio e, ridacchiando, bofonchio al negro di calcarmi le ghette e prepararmi il calesse.

Oh, per me funziona. Dopo, in confronto, una portiera negli stinchi, il freddo boia e 4 semafori in coda sono uno spasso matto.
Il lunedì poi, non scordiamocelo, ci sono anche le repliche di Alberoni, quelle invece sono un toccasana per l'autostima.
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giovedì, 15 novembre 2007

Il cielo dei matti

Si dice che il vento renda pazzi, che a Trieste, infatti, non sono tanto a posto. Io ci credo. Alla lunga, voglio dire.

Qui è un po’ di tempo che tira aria, un’aria fredda che svuota le piazze, infierisce sulle ultime foglie, lascia nelle strade un disordine forzoso, come di sgombero. Camminando, guardo questo cielo libero, le nuvole distanti, orizzontali al terreno, quasi a dissimulare indifferenza e futura colposità. Cosa volete farci, a me personalmente toglie tranquillità. Anche questo zenith così pulito, questo stare a piombo di nulla, mi dà angoscia, mi sembra di stare da un’altra parte col pensiero, a nadir, a un domani capovolto. C’è un’atmosfera come troppo densa, elettrostatica forse, non so, ma mi sento tutto impregnato di preoccupazioni lontane, idee di rovesci, inavvertite sciagure, umilianti sconfessioni.

Mentre proteggo la mia sigaretta, mezza contesa a spifferi e tremori, il pensiero mi inizia a sviare, senza volere, verso enormità emotive e deragliamenti interni. E a quel punto mi rendo conto che è successo qualcosa, che questa pressione mi sta imbizzarrendo, che a forza di dai mi hanno preso le esagitazioni del vento. Mi viene in mente un piccolo Tenco che inizia lento con “ho capito”. Mi spavento. Dopo tre anni, adesso. Forse sono matto.

Credo, credo, sia solo una cosa barometrica comunque.

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