Ho trovato un .doc che ci ho scritto questa cosa, ma non so più dove volevo andare a parare.
Da bambino mi ricordo mangiavo di corsa e poi mi mettevo a fare subito i compiti. Mi ci voleva un'ora al massimo, poi ero libero. Andavo giù in cortile, facevo un giro sotto gli altri condomini a cercare qualcuno. Ero sempre il primo, mi toccava andare a chiamarli, gli amici, fargli i compiti, a volte. Le mamme, alcune mi guardavano male, ma non ce li ha i genitori questo qui, avranno pensato, altre no, bastava che non facevamo casino il pomeriggio presto. Ma per me tutto il tempo passato dentro casa, a guardare la televisione, i cartoni animati, a giocare coi lego, era tempo perso, buttato via. Quelli erano i ripieghi, per quando pioveva o, a detta di altri, faceva troppo freddo/caldo o era troppo tardi/presto per andare fuori.
Avevo questa cosa, questa specie di vocazione, di richiamo a stare in compagnia, a cercare gli altri bambini, ma, più che altro, a non rimanere mai da solo o fermo.
Se stavo da solo mi annoiavo. Se stavo fermo mi annoiavo. Se stavo da solo e fermo quasi sicuramente stavo dormendo.
Poi dopo, crescendo, mi è rimasta questa chiamata, divenuta col tempo, da istinto che era, più una tentazione, ma ugualmente irresistibile, a smettere qualsiasi cosa per ciondolare in compagnia. Ogni scusa era buona per convergere verso qualcuno. Se stavo fermo pensavo che ero scomodo. Se stavo da solo pensavo che ero triste. Se stavo da solo e fermo pensavo a qualcuna con cui volevo stare, allegro e a mio agio.
Adesso sono un po' di anni che, non so come mai, questa cosa mi è passata.