Sono un po' stanco, ma devo scrivere qualcosa altrimenti poi dopo passa tutto febbraio e qua mi rimane un buco nell'archivio. Un domani metti che mi viene la finanza a casa non ho neanche una pezza giustificativa. Pezza giustificativa è molto bello, secondo me. Cosa vuoi di più dalla vita? Una bella pezza giustificativa. Cosa facciamo in fondo al salotto? Non so, pensavo di metterci una pezza giustificativa. Oggigiorno non si fanno abbastanza pezze giustificative, se volete la mia opinione.
Comunque. Vorrei fare centomila cose, o anche due o tre solo, ma sto facendo tardi per lavoro, dico sempre che allora basta organizzarsi, dalle 7 alle 8 faccio questo, dopo mi avanza tempo fino alle 10 faccio quello, poi mi resta mezzora faccio quell'altro, tec tec tec, bon dai, fatta, convinto. Infatti. Mai successo. Tutti i piani sfasciati in fase 1, ogni volta.
Non so, vogliamo parlare di lavoro? O vi annoia? Se vi annoia, lasciamo stare.
No sennò parliamo della morosa che mi dà i pensieri. La mia ragazza questa settimana è a Milano per lavoro, torna venerdì. Non mi risponde, mi chiama tardi, dice che prima mangia, beve l'aperitivo col suo ex ragazzo e sta via le ore, c'ha mal di testa, il sushi che si raffredda. Io per me mi va bene, basta che a una qualche ora mi dice che sta bene. Invece a lei non va bene, non le piace per niente il suo andazzo, il perché che io non sono geloso, vuole sapere. Ah non lo so. Ah io sarei gelosissima, ah io ti romperei i coglioni a tutto spiano, ah ma sarò fatta male io, anzi no, tu, e mi meraviglio proprio. Ah io non ci riesco proprio a fare come fai te, che sei razionale, io invece dentro di me mi incazzo. E bisogna fermarla, sennò va ancora avanti ore. Ma di cosa vai cianciando che sono le 10 ho finito adesso di lavorare l'ultima persona che ho visto sei te quattro giorni fa. Ma io non so. Voi se siete di Milano che incrociate una qualsiasi ragazza bionda striata nera con gli occhi sul verdino grigiato, voi per sicurezza ditele che si dia una regolata, poi se non è lei, una regolata non ha mai fatto male a nessuno. Anzi, rimandatemela indietro, che non le conferisce, l'aria di Milano.
E parlare un po' di arte? Volentieri. Diamo un'aria più sostenuta a questo post abbastanza così. La settimana scorsa siamo andati a Brescia, la suddetta e io, a vedere la mostra America. L'arte americana della seconda metà dell'Ottocento si divide in tre affascinanti periodi: quello delle praterie con le montagne col fiume e le cascate, quello delle praterie con le montagne col fiume le cascate e le vacche davanti, quello delle praterie con le montagne col fiume le cascate le vacche davanti e un pastore dietro. Ciò sta a rappresentare l'incontro della natura selvaggia con l'uomo e i risultati di 1, X e 2.
Uno dei protagonisti della cultura americana del periodo è stato poi Buffalo Bill, fine pensatore di bisonti, cui la mostra dedica una delicata retrospettiva sulla vita e le opere principali, tra le quali ricordiamo una giacca rosa orribile e coi fronzoli e un paio di carabattole tarocche del capo indiano Bistecca di soia.
Brescia pensavo brutta, invece il centro non mi è dispiaciuto. I giovani di Brescia però brutti, ma brutti. E poi pioveva e non pioveva, non si capiva, faceva venire gli urti. A quel punti lì, piovi, dico io.
p.s. buon san valentino a tutti i fioristi e agli omini delle consegne.