Oggi mi sono alzato alle 5 per andare a Bergamo da un cliente, col mio capo. Posso testimoniarvi che alle 5 il mondo c'è già, lo hanno già caricato. Io credevo che fino alle 7 fosse tutto in manutenzione, ma perché non avevo mai provato a collegarmi prima.
Insomma, accecato dalla vita, lascio indietro figure mitologiche tipo i netturbini e mi trascino fino a un autogrill. Beviamo il caffé. Poi, mentre paga, il capo mi chiede "partecipi a un gratta e vinci?". Ora, io non ho mai comprato un gratta e vinci in vita mia. Non saprei il motivo. Perché sono uno snob di merda, forse. Però perdio se c'è una cosa che ho capito della vita è questa: se un giorno ti alzi alle 5 per andare a Bergamo, e dico Bergamo, col tuo capo e mentre sei là, tutto frollato, lui ti chiede "fai 50e50 del grattaevinci?" e tu putacaso gli dici di no, puoi stare sicuro che lui vincerà 20.000 euro e tu resterai là a constatare, non subito, facciamo qualche ora dopo, magari mentre mangi un capri alla stazione di servizio Brembola Ovest, che la vita è proprio ironica, ma di un'ironia un po' del cazzo.
Per questo gli ho detto sì. Per questo s'è vinto duecento euri.
Morale della favola 1: quando vi alzate alle 5 per andare a Bergamo, voi dite sempre sì a tutto, anche a valsoia.
Morale della favola 2: Hanno ammazzato Pavlov, Pavlov è vivo. Quando vi alzate alle 5, anche se col buongiorno vi danno 100 euro, voi lo stesso fino a mezzogiorno serbate della mattinata un ricordo molto spiacevole e di fronte all'idea della sveglia vomitate. Sarò io forse, che per ore e ore sto rintronato e non capisco una mazza (e anche adesso per me questo è come un aneddoto del '93 o '94), ma comunque sotto sotto rimango convinto che non ne valeva mica la pena. Pavlov in questo caso cosa direbbe? Di provare con trecento forse.

Trattative per il contratto.
Risultato primo tempo: ospiti sotto di 3-400 euro. La squadra di casa, accademica e cincischiona, ha spadroneggiato per larghi tratti dell'incontro, non riuscendo però a chiudere la partita e terminando addirittura in difesa.
Terreno di gioco in pessime condizioni, non si è riusciti a sgomberare il campo dalle parole Apprendistato e Step piovute copiose in settimana. Divario tecnico evidente, puntiamo ad accorciare le distanze, pareggio difficile, vittoria fuori portata.
Segui la diretta.
Secondo tempo. Buon recupero degli ospiti, partiti in contropiede veloce. Avversari distratti. Le distanze però si allungano di nuovo quando il commercialista (di cui, guarda caso, i padroni di casa hanno il numero di telefono e gli ospiti no) fischia un rigore inesistente. Vibranti proteste, due espulsi. Risultato finale: una merda, che nel giro di qualche tempo passa a merdina, già stabilito, nero su bianco. Si attende con curiosità la moviola, per rivedere alcuni episodi dubbi, l'estensione dei concetti di lordo e netto e la portata definitiva della merda.
Got bendiga wordreference ora et toujours.
Amen.
C'è molta gente, moltissima. Ci sono i numerini come al bancone dei salumi. Adesso serviamo. Numero 7. Eccoci qua. Qualcuno bestemmia sommessamente, qualcuno tirando prima delle vocali "iieeeeeee bum!", come il fischio e la bomba. Se sei un numero basso o ti chiamano per nome, ti guardano male. Guardi signora, mi dispiace, fosse per me tre avemaria e un infuso di mandragola, ma dicono che non posso, mi tocca.
Le indicazioni non sono chiare, se chiedi ai verdini non si fermano neanche, i bianchini si scocciano. I rossini parlano volentieri, ma sono quelli delle pulizie e hanno più domande che risposte. Ma che bel ragazzo. Be' be' be', adesso... Così giovane. Ma così giovane stocazzo, scusi eh signora. No dicevo così giovane, qua in mezzo a tanti anziani, ci mancherebbe, per questa robina. Aaa.
La mattina si è fatto sangue, ecg e visita. Il pomeriggio dall'anestesista. Mi hanno dato da firmare una liberatoria per l'iniezione spinale. Ho letto le prime tre possibili conseguenze e le relative casistiche, poi gli ho buttato là il mio nome e sono uscito di corsa per fumare. Ma non si può fumare in ospedale, c'è tanto di cartello sotto la madonna e gli orari delle visite. La madonna appare ai degenti tutti i giorni dalle 14 alle 15. Però deve venire da sola e non fare casino. C'è anche la tabella dei pasti. Si mangia prestino. Comunque tutto questo lo sapevo già, mi ero solo dimenticato, per un piccolo momento mi sono confuso con un'altra volta, un altro posto.
L'intervento in sè è bellissimo. Si prende da lì, si fa tutto un accrocchio con altri tendini, si toglie quello morto e si mette dentro quello nuovo, con viti e fili di un materiale strepitoso che gli manca solo la parola. Ascolto ammirato, veramente, mentre in cantina una cover band canta i Radiohead e Fake plastic knee. C'è un minimo rischio di trombosi, ma ho un ciclo di 30 iniezioni di anticoagulante da farmi da solo in pancia, sempre alla stessa ora mi raccomando. Ci lasci dentro un po' di aria alla siringa, sennò non esce tutto il liquido. Ma non troppa altrimenti l'embolo se lo spara da solo. Sorride. Ah ah, che burletta. Diobono ma quanto sei simpatico, ma quanto. Da spanteganarsi proprio. No adesso non rido, ma poi lo faccio a casa, giuro, con più calma.
Ad ogni modo, si parla di eventualità remotissime, tipo 1 su un sacco, cioè bisogna anche essere proprio sfigati. Perfetto, questo è il quanto. Dovrebbero operarmi il 7 (ovviamente), resterò dentro un po', se non ci sentiamo prima, ci sentiamo dopo.
No no, non sono nervoso, è tutta un'impressione. Assolutamente.
Questo blog si e' temporaneamente ritirato sull'Aventisette della propria coscienza.
Mi prendo un periodo sabbatico, almeno fino a sabbato.
E anche oggi si chiude bottega. Il nostro sporco lavoro l'abbiamo fatto.

Arrivederci a tutti.
Non so chi ha messo in giro questa cosa del venerdì 17. Basta! Alla fine, povero, è un giorno come un altro. Che poi uno sta attento attentissimo per tutta la giornata e non capita niente, anzi salta fuori proprio una bella seratina. Voglio dire, ci sono le stesse probabilità che succeda qualcosa il giorno dopo. Anzi, niente di più facile, perché uno allenta le difese. Il sabato 18 uno si crede di essere al sicuro. E invece no. Qua io mi sono rotto. Qua non cambia niente. Provo a sobillare la primavera, spingerla a reagire, ma mi buttano acqua sul fuoco, mi tagliano il vino con la gassosa. Adesso serve una svolta però, un segnale chiaro di discontinuità. Uno dice, zoca, tieni i piedi per terra e non volare. E infatti ce l'ho tenuto il piede per terra. E non ho volato. Non sono caduto nelle provacazioni del difensore trotzkista. Ma non c'è svolta coi piedi per terra, non si può. Quindi mi sono rotto. Ho fatto crack. Mi sono seduto lì dov'ero. Il ginocchio si è incasinato. Non so se il dolore era tanto o tantissimo. Abbastanza comunque, non c'è male grazie. Avevo una mezza idea di bestemmiare ma non mi uscivano le parole. Peccato, era una bella occasione. Mi veniva da fare qualcosa, a parte stare zitto, avevo un solco lungo il viso, come una specie di sorriso. Sono andato via sulla mia gamba. Ora il ginocchio ha assunto le dimensioni del mio culo. E le stesse funzionalità. E' tutto bardato, agghindato a carnevale. Dicono che è un po' difficile capire adesso cosa è successo, così a caldo, proprio oggi che è domenica. Bisogna vedere tra dieci giorni se il menisco è interessato. O se invece non gliene frega un cazzo. Se la tirano molto i menischi. Per il futuro mi consigliano sport meno traumatici, tipo il golf. Però il dottore ha visto la mia faccia e si è scusato subito. Allora tipo la briscola a coppie. Facendo però attenzione ad accompagnare le carte con cautela, non buttar giù i carichi di forza battendo sul tavolo. Io non so, non sono convinto, mi pare di snaturare il gioco. Lasciamo stare. A posto così grazie.